L’Omicidio di Pamela Mastropietro è ancora al centro delle indagini degli inquirenti. Rimangono in carcere Innocent Oseghale, Lucky Awelima e Lucky Desmond come principali indiziati del caso: l’accusa è di omicidio in concorso, occultamento e vilipendio di cadavere. Alle telecamere di Quarto Grado del 23 febbraio, la madre della 18enne ha sottolineato come ci siano diverse responsabili nella tragedia. E non si parla dei tre nigeriani, ma dello Stato, la comunità Pars e chiunque abbia incontrato Pamela Mastropietro senza fermarla.

La madre di Pamela Mastropietro, “Sono tutti complici”

Non ha dubbi Alessandra Verni, la madre della 18enne fatti a pezzi in provincia di Macerata. I tre nigeriani sono complici e si trovavano all’interno della casa di via Spalato nello stesso orario. Ai suoi occhi il loro silenzio varrebbe più di un’ammissione di colpa, come ha sottolineato nell’intervista al conduttore di Quarto Grado. La madre di Pamela Mastropietro è convinta che non sia emersa la verità più profonda di questo orrendo delitto. Si interroga sul vero motivo che sta dietro la morte della ragazza, uno scenario che ai suoi occhi potrebbe comprendere persino la tratta delle bianche.

“Cosa c’è dietro a questi nigeriani, prostituzione? Cosa volevano fare a mia figlia?”.

Sul caso di Pamela sono state infatti affrontate diverse piste, tutte non confermate dalle attuali indagini delle autorità. Dalla possibilità che Oseghale, Lucky e Awelima siano tre pedine di un progetto criminale più ampio, che potrebbe comprendere la mafia nigeriana, fino alla presunta violenza sessuale ai danni della ragazza. I suoi assassini potrebbero infatti aver eliminato del tutto tre parti del suo corpo proprio per nascondere la vera dinamica dell’omicidio.

“Magari il nigeriano le ha detto qualcosa per comprare questa siringa”.

Alessandra Verni infatti è sicura che Pamela Mastropietro fosse terrorizzata dagli aghi. Per questo esclude che possa aver fatto volontariamente uso di droga, anche se le ultime analisi dell’autopsia rivelano che la causa del suo decesso è attribuito forse ad uno strangolamento.

Gli ultimi giorni di Pamela Mastropietro

“Stava studiando Criminologia”

L’intervista di Quarto Grado mette in evidenza alcuni dettagli sugli ultimi giorni di Pamela Mastropietro. La madre racconta di averla voluta accompagnare in comunità e di non aver trovato alcun operatore conosciuto ad accoglierle. Uno dei misteri dell’omicidio della 18enne riguarda infatti la sua fuga dalla comunità Pars. Un particolare strano, se si considera che la vittima era determinata a voler rimettere in moto la propria vita. Ed è proprio per questo che studiava alle Grandi Scuole, per poter riprendersi dal baratro della tossicodipendenza da cui era uscita da tempo.

Dalla scomparsa al giorno del delitto

Possibile che una ragazza che voleva rimettersi in sesto, finire gli studi ed uscire dal vortice della droga possa aver deciso di lasciare la comunità senza alcun motivo? Nella tarda mattina del 29 gennaio, Pamela Mastropietro lascia la struttura e viene ripresa dalla prima telecamera verso le 15.30. Due minuti dopo, la ragazza viene intercettata a bordo dell’auto di un italiano. Il giorno dopo Pamela si trova invece a Macerata, dove alle 11.00 entra in una farmacia ed acquista una siringa. Nel video di Quarto Grado, i dettagli di quei tragici momenti e gli ultimi messaggi che Pamela Mastropietro invierà alle amiche. Parla di un buon segno, l’incarico di gestire la lavanderia che le è stato affidato dalla comunità. Lo zio non esclude che proprio all’interno della struttura possa essere successo qualcosa che l’ha spinta ad andarsene via.

Qualcuno avrebbe potuto fermarla?

Il responsabile della comunità Pars, José Berdini, sottolinea che gli utenti maggiorenni possono allontanarsi di loro volontà in quanto nessuno può trattenerli secondo la legge in vigore. Un’operatrice avrebbe in realtà tentato di fermare Pamela Mastropietro, vedendola trascinare il trolley rosso e blu lungo le scale. La versione della direzione è che in quel momento non era possibile fermare la 18enne, che a distanza di 24 ore incontrerà il proprio destino nel modo più brutale.