La storia di Mariella Cimò, la 72enne siciliana scomparsa nell’agosto del 2011, verrà raccontata da Amore Criminale nella puntata del 4 febbraio 2018. Il programma di Rai 3 ripercorrerà la storia dell’anziana e del suo omicidio, di cui è stato accusato e condannato a 25 anni di carcere il marito Salvatore Di Grazia. Perché Mariella è stata uccisa? Secondo i giudici non ci sono dubbi: il movente è passionale ed economico e tutto ruota attorno ad un’attività di autolavaggio di proprietà della donna, sito ad Aci Sant’Antonio.

L’omicidio di Mariella Cimò: il caso

La personalità della 72enne e del marito Salvatore Di Grazia

Il mistero sulla scomparsa di Maria Francesca Cimò, conosciuta come Mariella, inizia il 25 agosto del 2011. Siamo a San Gregorio di Catania, un paesino che gode della vista mozzafiato dell’Etna ed in cui la donna, 72enne, vive circondata da una ventina di cani ed una quarantina di gatti. Una vita fatta di amore per gli animali ed allo stesso tempo solitaria: la donna infatti non ha avuto figli e riversa il proprio affetto ai randagi che ospita nella sua villa. Ricca e bellissima, la 72enne non rinuncia mai ad un tacco 12 per poter uscire, attenta all’aspetto ed all’eleganza. Salvatore Di Grazia invece è il marito 80enne che condivide con la donna 43 anni di matrimonio ed un rapporto fatto di litigi e passioni. Traditore seriale per sua stessa ammissione ed occhi del colore del ghiaccio, non si tira indietro di fronte ad alcuna relazione fugace. Anzi, ha creato dell’autolavaggio di Aci Sant’Antonio, di proprietà della moglie, il proprio antro da dongiovanni incallito.

La versione dell’80enne sulla scomparsa

Quel giorno di agosto, Salvatore di Grazia lascia la villa di San Gregorio nel pomeriggio e rientra verso le 20, scoprendo che la moglie non si trova in casa. Mariella Cimò è scomparsa senza motivo, portando via con sé della biancheria ed una borsa, oltre a 40 mila euro che erano custoditi nella cassaforte di famiglia. Lanciato l’allarme, gli inquirenti iniziano a notare particolari strani e che non combaciano con un allontanamento volontario da parte della donna. Nella villa vengono infatti ritrovati i cellulari della 72enne e la sua auto. Ad insospettire ancora di più gli investigatori è inoltre la decisione di Di Grazia di denunciare la scomparsa della moglie solo undici giorni dopo l’evento. E non di propria volontà, ma dietro le dovute insistenze del nipote della donna, Massimo Cicero, e del resto della famiglia.

Perché attendere così tanto? L’80enne tra l’altro non riferirà subito ai familiari quanto successo a Mariella, ma inventerà diverse scuse in molteplici occasioni. Ad alcuni dirà infatti che la moglie è uscita per fare la spesa, ad altri che si è allontanata di casa per altre commissioni. Fino a che riferirà agli inquirenti che “mia moglie è un’adulta e se ne è andata“. Questo comportamento di Salvatore Di Grazia farà insospettire le autorità, che decidono di indagarlo alcuni mesi più tardi. L’accusa è di omicidio volontario e occultamento di cadavere, ma l’anziano negherà fino all’ultimo.

“Non c’è un cadavere, mi si vuol far pagare il peccato di averla tradita qualche volta. Ma gli uomini sono fatti così, sono naturalmente portati alla poligamia”.

Giustificherà così le accuse che gli verranno mosse, sicuro che la donna sia semplicemente andata via (Fonte: Il Tempo). Il tutto sarebbe avvenuto in seguito ad una lite fra i due coniugi e Mariella, esasperata, avrebbe deciso di abbandonare i suoi animali senza alcuna spiegazione. Anche questo dettaglio risuona strano ai familiari della donna, dato che sanno bene come la 72enne vivesse per i randagi che aveva accolto nella villa. Respirava per loro, li vedeva come figli, tanto da non volersene staccare nemmeno per cinque minuti. Anche per questo appare ancora più strano che in seguito alla lite Salvatore Di Grazia decida di distruggere alcune cucce e addirittura di sopprimere alcuni animali.

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L’intercettazione incastra Salvatore Di Grazia

I Carabinieri decidono quindi di sequestrare le telecamere della videosorveglianza che si trovano nelle vicinanze della villa di San Gregorio. Dalle immagini estratte emerge un indizio importante: Mariella Cimò non è mai uscita da quella villa. Salvatore Di Grazia tuttavia continuerà a negare, ma durante il suo soggiorno in carcere si lascerà sfuggire una parola di troppo. L’80enne infatti parla con un’altra persona della questione dei cani e del costo di 120 euro alla settimana che avrebbe dovuto sostenere. Infine aggiunge in dialetto: “Quando è morta mia moglie, i cani erano 19“.

Il processo per l’omicidio di Mariella Cimò

Il movente: soldi e gelosia

Durante la prima udienza sull’omicidio di Mariella Cimò emergeranno tutti questi particolari. Si tratta dell’aprile 2017, quando Salvatore Di Grazia viene chiamato a rispondere del delitto. Secondo gli inquirenti infatti, l’80enne avrebbe deciso di uccidere la moglie per motivi economici. Era Mariella ad essere ricca, mentre il marito sembrava avere solo un forte amore per i soldi. Al tempo stesso sembra che la 72enne avesse deciso di vendere l’autolavaggio di Aci Sant’Antonio, impedendo così al marito di continuare ad avere un pied a terre per le sue relazioni extraconiugali. Il processo metterà inoltre in luce 45 prove indiziarie a carico di Salvatore di Grazia, che secondo l’accusa dimostrerebbero in maniera inequivocabile la colpevolezza dell’80enne.

“Di Grazia in definitiva si è liberato della moglie per continuare liberamente la già disinvolta e talora frenetica frequentazione di donne ad esclusivi scopo sessuali – sottolinea il pm Angelo Busacca – per lo più dietro pagamento di somme di denaro. Fatti che sarebbero avvenuti nel retrobottega di un autolavaggio di Aci Sant’Antonio. Punti che l’uxoricida ha definito ’45 barzellette'”.

Mariella Cimò è stata sciolta nell’acido?

Nel corso del processo, sottolinea Sud Press, si è parlato inoltre di quella famosa frase pronunciata da Salvatore Di Grazia, che secondo l’accusa dimostrerebbe la sua colpevolezza riguardo all’omicidio di Mariella Cimò. La frase, pronunciata in dialetto siciliano, metterebbe in luce la parola “muriu” (“morta”, ndr). Secondo la difesa invece si tratta di “curriu” (“accorsa” o “ha corso”, ndr), ma di fronte alle richieste del pm Busacca di spiegarne il significato, il consulente non ha saputo dare spiegazioni. Un altro dei punti centrali del processo a carico di Di Grazia riguarda una vasca che il giorno del delitto di Mariella Cimò avrebbe fissato sul tettuccio della propria auto ed in seguito trasportata lontano dalla villa. Una vasca che non è mai stata ritrovata dagli investigatori e che secondo l’accusa potrebbe essere stata usata per sciogliere nell’acido il corpo di Mariella. In fase processuale è stata inoltre rinviata a giudizio Giuseppina Grasso con l’accusa di favoreggiamento personale: alla donna sarebbe stato intestato in seguito l’autolavaggio di Aci Sant’Antonio.