L’omicidio di Monica Ravizza è ritornato sulle pagine di cronaca appena due anni fa, quando la madre della vittima ha puntato il dito contro la Giustizia. L’ex fidanzato della donna, Diego Armando Mancuso, è infatti stato rilasciato in tempi brevi nonostante il brutale delitto. Secondo le indagini, l’ex fidanzato avrebbe infatti maturato il desiderio omicida a causa dell’intenzione della giovane di abortire e di non sposarlo. Il caso di Monica Ravizza, a Terzo Indizio nella puntata del 30 gennaio, si conclude con un accoltellamento ed un tentativo da parte del condannato di suicidarsi.

L’omicidio di Monica Ravizza: il caso

Giovane ed estetista milanese, Monica Ravizza verrà ritrovata priva di vita il 19 settembre del 2003, grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco. L’ex fidanzato Diego Armando Mancuso ha cercato infatti di dare il corpo alle fiamme e di morire nell’incendio, da cui tuttavia è stato salvato dai soccorsi. Prima di entrare in sala operatoria, l’uomo confesserà l’omicidio di Monica, ma non chiarirà la dinamica dei fatti. Sarà solo l’autopsia a permettere agli inquirenti di individuare nella causa della morte le numerose ferite d’arma bianca e non le fiamme con cui Mancuso ha cercato di nascondere le prove del delitto.

Il movente

Le indagini sul delitto di Monica Ravizza iniziano dalla confessione di Diego Armando Mancuso. In poco tempo gli inquirenti stabiliscono come l’uomo abbia deciso di ucciderla per evitare ceh abortisse: per questo le ha inferto sei coltellate che l’hanno portata fino alla morte. In quel momento Monica si trova a letto e ignora che il fidanzato, all’epoca dei fatti 30enne, ha deciso di impedirle di lasciarlo. La 28enne infatti ha già manifestato il desiderio di allontanarsi da quel rapporto per poter riflettere sul futuro di coppia, per decidere in totale libertà come muoversi.

Diego Armando Mancuso condannato a 18 anni in primo grado

In prima battuta, sottolinea La Repubblica, la difesa cerca di sottoporre Mancuso ad una perizia psichiatrica con la speranza di dimostrarne l’incapacità di intendere e volere al momento dell’omicidio. Chiedono inoltre il rito abbreviato, con cui in primo grado gli verrà comminata una pena di 18 anni. Si dovrà giungere al terzo grado di giudizio perché la Corte d’Assise diminuisca la pena a 16 anni ed otto mesi, applicando le norme in vigore. Le attenuanti sono infatti la confessione, con cui viene annullata l’aggravante dell’abuso dell’ospitalità. Mancuso infatti ha ucciso Monica Ravizza nell’appartamento della donna, ma grazie all’indulto è uscito a soli 5 anni di distanza dal delitto ed ora è in libertà.

Le contestazioni della famiglia di Monica Ravizza

L’annuncio del verdetto ha provocato una forte contestazione da parte della madre della vittima, Maria Teresa D’Abdon. La donna infatti era presente in aula al fianco del marito Mario e l’altra figlia, Anna Maria. Sconvolta dal dolore, ha potuto tuttavia solo ascoltare il barbaro racconto sulla morte di Monica in silenzio, stringendo fra le mani una sua foto. Diego Armando Mancuso ha inoltre offerto un anticipo sul risarcimento dovuto per danni morali e materiali, un totale di 26 mila euro che la famiglia Ravizza ha deciso di rifiutare. Il caso a Terzo Indizio verrà raccontato il 30 gennaio, subito dopo l’analisi dell’omicidio di Rossana D’Aniello.

Le testimonianze a Terzo Indizio

Nella puntata de Il Terzo Indizio, in onda su Rete 4 sotto la guida di Barbara De Rossi, la madre della vittima ha descritto quale sofferenza abbia provato alla scoperta della morte della ragazza. Sulle prime Maria Teresa D’Abdon aveva infatti pensato ad un incidente dovuto magari al vizio del fumo di Monica. Solo quando il marito è salito sull’ambulanza ha realizzato che la figlia invece non c’era più. In quei momenti accorre sul posto anche un’amica della vittima, Lucia Fanelli, che si trovava a casa in attesa di una telefonata dell’amica. Chi ha seguito il caso invece ha sottolineato che l’omicidio di Monica Ravizza è maturato a causa di un piccolo particolare che agli occhi di Diego Armando Mancuso indicava la volontà della fidanzata di volerlo lasciare, un gesto impercettibile che tuttavia ha interpretato come rifiuto.