L’omicidio di Rossana D’Aniello è uno dei più brutali degli ultimi decenni. La modalità con cui è stato compiuto ha messo subito in evidenza il movente personale: la vittima è stata infatti uccisa con diversi colpi di coltello alla gola. Un delitto che è subito apparso inspiegabile agli occhi degli inquirenti, che hanno dubitato fin dalle prime battute che potesse essere collegato ad una rapina. A ritrovare il corpo della 46enne è stato il marito Paolo Botteri, proprietario di una farmacia toscana, e dalle due figlie appena adolescenti. Il caso di Rossana D’Aniello è stato raccontato nella puntata di Terzo Indizio del 30 gennaio 2018.

Il caso di Rossana D’Aniello

Il ritrovamento del cadavere

Quando il corpo di Rossana D’Aniello viene ritrovato dai familiari, le autorità iniziano a delineare il profilo del suo assassino. Appare subito evidente, quel novembre del 2003, che la vittima sia stata colpita da qualcuno che la conosceva da vicino. Nell’appartamento manca uno dei giubbotti del marito Paolo Botteri e le copiose tracce di sangue ritrovasse sulla scena del crimine fanno intuire con quale brutalità sia stata uccisa la donna. Poco più di 40enne e dalla vita esemplare, la vita di Rossana viene spazzata via in modo inspiegabile. Solo in un secondo momento il marito inizierà a ricordarsi di alcune telefonate mute che la donna aveva ricevuto negli ultimi tempi, anche nel cuore della notte.

L’inizio delle indagini

Il caso di Rossana D’Aniello viene collegato quindi con questi misteriosi episodi, che permettono agli inquirenti di stringere il campo ad una particolare zona della città, vicino allo stadio. L’ex capo della Squadra Mobile di Firenze, Gianfranco Bernabei, sottolinea infatti a Terzo Indizio come le telecamere poste nelle vicinanze di casa Botteri abbiano permesso alle indagini di individuare l’assassino. Nelle prime battute, il killer viene identificato con un uomo, ma l’altezza evidente nelle immagini farà capire che si tratta di una donna. Le autorità intanto indagano sugli ultimi minuti di vita di Rossana D’Aniello, che ha aperto la porta al suo assassino quando era ancora in vestaglia.

Firenze teme la nascita di un nuovo Mostro

La Squadra Mobile in quel momento si interroga anche sulla possibilità che l’assassino di Rossana sia un killer seriale. Occorreranno pochi giorni alle autorità per identificare Daniela Cecchin come l’assassina di Rossana D’Aniello. Chi è questa donna e perchè ha deciso di uccidere la funzionaria di banca? Per capirlo bisogna sondare la personalità della donna, fatta di umiliazioni e rancori che iniziano ai tempi del Liceo. Originaria di Montebello, in provincia di Vicenza, Daniela Cecchin nasce infatti in una famiglia borghese e subisce diversi affronti da parte dei compagni, che non sembrano accettarla. Diventerà quindi chiusa, ancora più timida del solito, tanto da avere un tracollo anche nel rendimento scolastico.

LEGGI ANCHE  Amore Criminale: Anticipazioni, Laura e Mariella | 4 febbraio

Daniela Cecchin, profilo di una killer ossessionata dal Diavolo

La personalità

Da sempre attenta alla religione, il Diavolo diventa ben presto una sua ossessione. Secondo le indagini dell’epoca, sottolinea Panorama, Daniela Cecchin matura una personalità labile in seguito all’iscrizione alla facoltà di Farmacia, a causa di un amore non decollato oppure di un esame insoddisfacente. La ragazza infatti decide di rinchiudersi in casa e di vivere completamente al buio. A fine anni ’80 ritorna a vivere a Montebello, nella casa di famiglia, ed inizia a lavorare per una società di telesoccorso di Vicenza. E’ in questo momento che alcuni impiegati iniziano a denunciare molestie telefoniche che si ripetono negli anni successivi e che spingono la donna a lasciare il lavoro. Nel periodo successivo il Diavolo diventa centrale per le azioni di Daniela Cecchin, che cercherà in qualsiasi modo a riemergere. Inizia a credere che qualcuno la spii e lascia che la sua ira esploda all’improvviso dopo aver ossessionato Rossana D’Aniello al telefono a lungo.

L’arresto

Le indagini sul caso di Rossana D’Aniello si concentreranno quindi sull’autopsia, sui tabulati telefonici e sulle tracce di sangue. Paolo Botteri viene sottoposto a diversi interrogatori, dato che gli inquirenti subiscono le pressioni esterne di chi, terrorizzato, pensa già alla presenza di un secondo mostro di Firenze. Individuata la cabina telefonica da cui venivano effettuate le telefonate mute, la Squadra Mobile decide di diffondere anche false notizie per non far comprendere il risultato delle indagini. Viene usata infatti una tecnica sperimentale sfruttata durante l’omicidio di D’Antona, risalendo ai codici identificativi delle schede telefoniche. Sarà una di queste a permettere agli inquirenti a risalire ad un numero particolare, scoprendo così che il titolare è Daniela Cecchin, all’epoca 47enne e considerata una delle archiviste dell’ufficio igiene della città più zelante del momento.

Il movente: Paolo Botteri

Grazie al suo arresto, la donna confessa il delitto ed ammette il movente: Paolo Botteri. La Cecchin infatti avrebbe incontrato il farmacista in modo casuale, un ex compagno di università che tuttavia non sembra riconoscerla. Vista la gentilezza sempre dimostrata nei suoi confronti, decide di seguirlo e vede nella moglie un ostacolo fin troppo grande. Inizia infatti a seguire quella che considera una vera e propria rivale in amore, convinta di dover essere risarcita dei rifiuti maturati in 25 anni.