Luxuria Vs Sgarbi e Feltri: è questo l’argomento più caldo delle ultime ore grazie alla puntata di Live – Non è la d’Urso andata in onda ieri sera su Canale 5. Una televisione triste quella proposta da Barbara d’Urso, da sempre paladina della comunità LGBTQ e in questo caso connivente della peggior spazzatura spuntata sul piccolo schermo. Il match Luxuria Vs Vittorio Sgarbi e Feltri inizia da quest’ultimo, colpevole di usare un linguaggio offensivo nei confronti degli omosessuali. Il direttore però si difende: ritiene di poter fare ampio uso dei vocaboli riconosciuti dalla lingua italiana.

Luxuria Vs Vittorio Feltri

Purtroppo il confronto fra Luxuria e Vittorio Feltri si è trasformato subito in uno scontro verbale dai toni piuttosto accesi. L’ex parlamentare ha ribadito con forza le sue convinzioni, soprattutto se si pensa al clima di odio che interessa ancora oggi tutto lo Stivale. Una battaglia che la padrona di casa Barbara d’Urso dice di conoscere piuttosto bene, tanto da essersi proclamata in più occasioni paladina dell’arcobaleno e giustiziera in difesa dei colpiti. Uno spirito che forse ieri sera nel suo Live non è la d’Urso ha un po’ dimenticato, a favore di risatine e silenzi. Come mai in questo caso ha preferito rimanere ai margini del suo stesso studio, dimostrandosi di contro poco incline ad accettare il (giusto) fiume di parole della sua ospite sferata?

“Non vorrei che un ragazzino che sente queste parole le vada a ripetere a scuola, dove c’è un fenomeno brutto che si chiama bullismo. In alcuni casi le battute fanno ridere, in altri uccidono”, dice Luxuria al direttore. Vittorio Feltri di contro ribatte la propria posizione: “Io uso il linguaggio che voglio e pretendo che non si faccia la guerra al dizionario”. Non è una posizione nuova per il giornalista, che in un suo editoriale dell’anno scorso che titola sulla sua affermazione “Sempre siano lodati i ricchioni”, difende ampiamente il proprio punto di vista. Dopo aver ricordato che in passato essere gay era visto come un reato e che oggi invece lo è usare certi termini considerati offensivi dai più, vanta la presenza di amici “frocissimi” nella sua cerchia. Quasi come se avere un amico omosessuale fosse una prova inconfutabile dell’assenza di omofobia del protagonista.

“Nel 2006 la Corte di Cassazione, ravvisando nella parola “frocio” «un chiaro intento denigratorio e di scherno, espresso in forma graffiante», ha annullato l’ assoluzione di un uomo abruzzese che aveva usato il vocabolo “frocio” in riferimento ad un suo conoscente, che lo aveva denunciato.”

Queste le parole di Feltri, che allo stesso modo ricorda come una sentenza del 2016 stabilisca che l’uso della parola omosessuale non rechi alcun danno alla reputazione della persona. Il discorso del direttore ritorna poi sull’argomento principe: difendere la lingua italiana e i vocaboli attribuiti in senso denigratorio contro i gay, rifiutando invece quest’ultimo, giacchè di origine straniera.

Cosa dice il vocabolario?

Eppure Feltri dovrebbe sapere che i termini ‘frocio’ e ‘culattone’ che tanto difende, nascondono in realtà un significato particolare. Per esempio la Treccani sottolinea come frocio sia un sostantivo dall’etimo incerto, usato in romanesco e volgare, che definisce l’omosessuale in generale e il “pederastra passivo” nel dettaglio. “Culattone” ha un significato analogo, di origine popolare e regionale, che sottitende un omosessuale passivo. Analogo il senso di “Recchione” o “Ricchione”, usato nel Meridione o in alcune regioni del Centro per definire “l’omosessuale maschile, specificatamente passivo”. Tre sinonimi insomma che non hanno nulla a che vedere con il termine “gay”, che sempre in base a quanto stabilisce la Treccani “è termine non connotato negativamente e quindi riferito in alcuni contesti”. “Non sa neanche il latino e viene a discutere con me”, tuona invece Feltri nel salotto di Live – Non è la d’Urso per difendere le proprie idee, contro una Luxuria che cerca di mettere (inutilmente) a tacere.

Luxuria Vs Vittorio Sgarbi

Di ben altra natura, più o meno, è lo scontro Vladimir Luxuria Vs Vittorio Sgarbi, avvenuto a breve distanza dal siparietto di cui abbiamo appena parlato. Il motivo della faida è legato ad un’affermazione fatta dal critico d’arte nello stesso salotto dursiano, dove ha rivelato in precedenza che la stessa ex parlamentare ha confessato un tempo a Il Corriere della Sera di aver trascorso un periodo come lucciola. Una pagina che non ricorda forse con affetto e di cui all’epoca ha parlato al giornale in ben altri toni. Sgarbi però ribadisce di aver riportato solo una rivelazione di Luxuria, che di contro invece non nega tanto il proprio passato quanto le modalità del primo incontro fra lei e il critico.

“Erano gli anni Novanta, io ero uscita da un locale. Non è che mi travesto di notte e di giorno sono in giacca e cravatta. Non sono una trans part-time.”

I toni per Sgarbi invece viaggiano su binari diversi, tanto che finisce per perdere le staffe e inondare di parole la sferara, a breve distanza dalla decisione di Feltri di abbandonare lo studio.

“Sei stata un uomo o no? Non mentire. Ce l’hai il cazz* o no? Ce l’hai o no? Io ho sempre avuto grande rispetto di te. Io amo i travestiti, li amo e non mi rompere il cazz* a me.”

Un momento surreale della televisione italiana, che avrebbe dovuto forse spingere Barbara d’Urso a ridimensionare il tutto. E invece la troviamo sorridente, divertita nel vedere Luxuria al centro di una sfuriata senza senso da parte del suo ospite. Dov’è finita quella conduttrice che ha condannato alcuni ragazzi del suo Grande Fratello per aver usato le stesse parole di Feltri, negli anni addirittura precedenti alla loro partecipazione nel reality? Dov’è lo spirito arcobaleno della padrona di casa quando serve? A Vladimir Luxuria una magra consolazione: la decisione del pubblico italiano di schierarsi in toto a suo favore, grazie al sistema del live sentiment. Qualcosa ci dice comunque che non è finita qua…