Google ha deciso di non dare più importanza all’attributo rel=prev/next che finora gli specialisti della SEO hanno valutato come fattore di indicizzazione. Non cambia nulla sotto alcuni punti di vista, come la UX e la fruibilità dei contenuti. Google è stato chiaro: da anni ormai Googlebot non considera più rel=prev/next, anche se per molti anni la pratica è stata inserita come corretta nelle linee guida del colosso.

Google cambia le carte in tavola, rel=prev/next solo per la paginazione

Che cosa cambia? Una domanda che tanti esperti e neofiti si stanno ponendo in queste ore. In realtà va precisato che quanto specificato da Mountain View con un tweet appena ieri non va ad influenzare l’uso corretto dell’attributo e che lo stesso assume un valore importante per gli utenti di ogni sito. La comunicazione di Google infatti riguarda solo il motore di ricerca e l’indicizzazione, che non valuterà più rel=prev/next come segnale utile per migliorare il posizionamento in serp. Di fronte alle molteplici perplessità, Ilya Grigorik ha sottolineato come Google segua i link a priori. E quindi anche i link che puntano alla pagina successiva.

L’annuncio quindi che da anni Googlebot non segue più l’attributo riguarda solo l’inutilità di abbellire il tutto per il solo motore di ricerca. Rimane invece uno dei punti cardine da considerare lato utente, per esempio per regalare un’esperienza migliore per l’accessibilità alle pagine. Necessario soprattutto in caso di e-commerce? Di sicuro sì, ma per John Mueller bisogna sempre considerare che l’utente valuta ogni pagina a sé stante ed è quindi questa la direzione da considerare quando si ottimizza ogni contenuto. Ancora una volta, Google ricorda che qualsiasi pagina deve essere originale ed unica. La paginazione non implica quindi una mera aggregazione di content secondario al pilastro principale del sito. Sogni d’oro rel=prev/next? No.