Salvatore ne Il Nome della Rosa viene interpretato dall’attore italiano Stefano Fresi. Monaco deforme nel suo aspetto, è un ex dolciniano che ha trovato posto in abbazia per sfuggire all’Inquisizione. Amico di Remigio, diventerà ossessionato dalla ragazza occitana e verrà arrestato per le sue colpe terrene. Salvatore avrà un ruolo marginale nella storia eppure significativo per spiegare l’aria che si respirava nel Medioevo durante i tormenti della Chiesa.

Salvatore ne Il Nome della Rosa: tutto per la salvezza

Nel romanzo di Umberto Eco, Salvatore è fra i primi a creare un legame con Adso da Melk e confesserà il proprio passato come seguace degli eretici dolciniani a Guglielmo. Scoperta l’esistenza della ragazza occitana, tenterà di conquistarla grazie ad un rito magico e verrà sorpreso dall’Inquisitore mentre entrambi si trovano in presenza di un gallo nero. Sotto tortura, Salvatore non confesserà di essere dolciniano e scaricherà ogni responsabilità su Salvatore. Dopo la condanna per eresia, si unirà alla delegazione papale alla volta di Avignano e non se ne saprà più nulla.

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Nel film dell’86, il personaggio di Salvatore è assegnato all’attore Ron Perlman. All’epoca quest’ultimo soffriva di cancro da tempo e non concluderà le riprese della pellicola. Come nel beststeller di Eco, il monaco parla una lingua mista fra volgare e latino ed è incomprensibile a causa delle deformità del suo volto. La sua abitudine nel dire Penitenziagite, il motto dei dolciniani, permetterà a Guglielmo da Baskerville di scoprire la verità sul suo passato. Salvatore diventerà poi uno degli aiutanti del monaco francescano e subirà la stessa sorte narrata nel libro. La condanna tuttavia lo porterà verso la morte grazie ad un rogo fatto nella stessa abbazia.

La visione differente della miniserie

La serie di Rai 1 seguirà per certi versi quanto accaduto nel film. Salvatore infatti ha il compito di gestire la produzione di carta per conto della biblioteca ed ha ampio accesso al mulino. Il suo amore per la bella occitana lo convincerà di poterla conquistare grazie ad un rito magico e non esiterà a rapirla. Avrà inoltre uno scontro diretto con Adso, accordo per salvare la ragazza. Non aiuterà tuttavia Guglielmo nelle sue indagini, preferendo dedicarsi ai piaceri della carne.

Finirà per essere sorpreso dall’esercito dell’Inquisitore e torturato perché confessi di essere un eretico. Metterà quindi da parte i suoi valori ed incolperà Remigio anche per i delitti avvenuti in abbazia. Questo particolare non è invece presente nel romanzo, dove la colpa di Salvatore è innanzitutto di essere seguace di Dolcino. Allo stesso modo, metterà da parte la fede durante le torture e cercherà di ricorrere all’uso di metafore per sfuggire alla morte. Nella serie il monaco ed ex schiavo di corte non confesserà a nessuno di essere un eretico.

Salvatore visto da Stefano Fresi

Per affrontare il suo ruolo nella finzione, Stefano Fresi si è dovuto sottoporre a diverse ore di trucco per simulare le molteplici deformità del suo personaggio. Anche se considerati amici, Remigio e Salvatore ne Il Nome della Rosa avranno più un ruolo da padrone e sottoposto. Il cartaio infatti non riuscirà mai a spogliarsi del passato trascorso in schiavitù. La particolarità della lingua non viene invece spiegata nel romanzo: Fresi ha deciso di regalare un background specifico al personaggio per giustificare la sua tendenza a parlare diverse lingue e nessuna di queste in modo perfetto. Forse prima di diventare dolciniano è stato facchino di venditori ambulanti?

Nell’intervista su Raiplay, Fresi parla inoltre di un’altra caratteristica del suo personaggio. Ovvero quell’anima duplice del cane abbandonato, fedele e affettuoso e pericoloso e mordace all’occorrenza. Una particolare scena della finzione ci mostrerà una pagina del passato di Salvatore, trattato letteralmente come un cane e affidato alle cure di un bambino.