Bernardo Gui ne Il Nome della Rosa è interpretato da Rupert Everett ed uno dei pochi personaggi realmente esistiti nella Storia. Il domenicano di origine francese e nato a Royères sarà al centro della trama della miniserie che adatterà il romanzo di Umberto Eco per il piccolo schermo. In contrasto con il protagonista, Bernardo Gui rappresenta la violenza e le regole rigide dell’Inquisizione. Diventerà vescovo nei tre anni precedenti a quelli narrati nella finzione.

Bernardo Gui ne Il Nome della Rosa: il personaggio di Eco

Antagonista di Guglielmo da Baskerville, Bernardo Gui farà la sua prima apparizione nel romanzo di Eco grazie alla volontà del Papa di cacciare gli eretici. Nella miniserie, lo conosceremo ben prima di tali eventi ed in associazione con la storia di Dolcino, il creatore della setta a cui darà il suo nome. Diventerà simbolo della vendetta della figlia Anna, in seguito alla tortura ed alla morte della sua intera famiglia. Da Inquisitore, Bernardo non si fa scrupoli a condannare le opere del Demonio ed in particolar modo le donne. Per questo quando scoprirà la relazione fra Salvatore e la ragazza occitana, dichiarerà entrambi eretici e li condannerà al rogo.

LEGGI ANCHE  Il Nome della Rosa: anticipazioni, tutto quello che devi sapere sulla miniserie di Rai 1

La crudeltà di Bernardo Gui è visibile nelle azioni subito precedenti al suo arrivo in abbazia. Raggiunto il villaggio in cui Anna si è rifugiata diversi anni prima, sterminerà gran parte della popolazione. Continuerà poi le sue personali indagini all’interno del luogo sacro e non perderà mai di vista Guglielmo, considerandolo un pericolo. Esistono infatti dei segreti che il domenicano intende nascondere, fatti del suo passato che dimostrano la sua debolezza da essere umano. Per questo il francescano diventerà un bersaglio da non sottovalutare.

Le differenze con i fatti storici

Eco varia in alcuni punti la vita di Bernardo Gui, preferendo modificare alcuni punti salienti, pur mantenendone il ruolo di pacificatore assegnatogli da Papa Giovanni XXII. Il periodo storico a cui si fa riferimento è a cavallo fra il 1317 ed il 1318, momento in cui il monaco verrà istruito perché torni ad Avignone. Sconfitto tra l’altro nella missione di trovare un accordo di pace fra le città del Nord Italia e quelle della Toscana. La narrazione di Eco riguarda invece alcuni anni più tardi, quando secondo lo scrittore Bernardo farà ritorno nel settentrione per assicurare che il Pontefice non perda il potere temporale.

Nella Storia, in quello stesso periodo il monaco riceve la nomina di Vescovo di Tui, ma preferirà gestire la Diocesi di Lodève, dove morirà nel 1331. Esistono delle forti probabilità che la miniserie di Rai 1 seguirà in qualche modo i fatti già narrati nel film di F Murray Abraham. A differenza del romanzo, in cui Bernardo Gui ritorna ad Avignone per sottoporre all’Inquisizione due monaci e la ragazza del villaggio, nella pellicola il domenicano viene travolto dalla furia della popolazione che cercherà di liberare la giovane.

La missione personale del monaco

Al suo arrivo in abbazia, il primo delitto ai danni dei monaci di Abbone sarà già stato compiuto. La delegazione papale guidata da Bernardo Gui è infatti il motivo scatenante che spingerà l’Abate a chiedere l’aiuto di Guglielmo. Il domenicano tuttavia cercherà il colpevole a modo suo, sicuro che in qualche modo sia opera del Diavolo. Per questo i suoi sforzi si concentreranno sui peccatori presenti all’interno della struttura religiosa. Conosceremo il suo personaggio già furioso verso i dolciniani e così lo ritroveremo anche diversi anni più tardi.

La certezza del monaco è che all’interno dell’abbazia si nascondano dei seguaci di Dolcino ed intende stanarli. Ha ragione a crederlo, visto che Salvatore e Remigio hanno cercato rifugio proprio a causa dell’Inquisitore. Il primo incontro fra i due monaci e Gui avviene in occasione della morte del capo della setta: entrambi riusciranno a salvarsi facendo perdere le loro tracce. Negli anni Remigio si discosterà dai valori dei dolciniani ed il fuoco si accenderà in lui grazie all’arrivo di Bernardo e della giovane Anna, che ha salvato dal rogo.

Il fuoco come purificazione

Bernardo è convinto che solo le fiamme e la distruzione possano salvare l’essere umano dal Demonio. Nella sua vita non ha esitato ad usare le maniere forti per assicurare la Giustizia Divina, sicuro che il perdono non si possa concepire in determinati contesti. Un’assenza che lo riguarda in qualche modo in prima persona, visto che Gui non tollera le donne proprio per via del suo passato. Come abbiamo visto nelle prime anticipazioni sulla serie, Bernardo si accanirà così contro la giovane occitana e Salvatore.

Approfitterà quindi di un gesto della fanciulla per indicarla come amante del Diavolo e condannerà anche Salvatore, incapace di difendersi per via della sua mente ancora infantile e della sua incapacità di esprimersi in latino. Sarà un evento traumatico anche per Adso, che cercherà di intervenire perché la ragazza possa salvarsi. Ne Il Nome della Rosa, Bernardo Gui tuttavia non accetterà nessun compromesso pur di continuare la sua opera da Inquisitore.

Il personaggio di Bernardo Gui visto da Ruper Everett

In una breve intervista per Raiplay, Rupert Everett parla del suo ruolo ne Il Nome della Rosa e di come gli sia stato facile interpretare Bernardo Gui in quanto il cattivo della storia. Una parte che gli ha permesso di sfruttare l’intensità donatagli da Eco e che si avvicina molto alla sceneggiatura. Per l’artista non c’è differenza fra la recitazione di un personaggio fittizio ed uno realmente esistito: il monaco domenicano è comunque distante dai nostri tempi. Particolare l’accento sull’odio che Bernardo nutre per i francescani, dovuti alla credenza dell’Ordine che la povertà debba essere uno dei valori della Chiesa.

Gui invece crede nel Papa di Avignone e vuole assicurarsi che il potere temporale e spiriturale rimangano nelle mani del Pontefice. Everett non si è distaccato da dialoghi scritti da Eco nel suo libro, ma ha voluto non rendere Bernardo Gui il malvagio de Il Nome della Rosa. Ha preferito invece spiegare come il monaco credesse di essere dalla parte del giusto. Visione che lo renderà ancora più crudele agli occhi di chi considererà come peccatori.