Il cast de Il Nome della Rosa raccoglie un team di attori internazionali e nazionali di chiara fama. Dai tre protagonisti fino ai personaggi secondari, la miniserie della Rai promette di reclutare le eccellenze dello spettacolo mondiale per affrontare nel dettaglio i diversi ruoli presenti nel romanzo di Eco. Gli attori de Il Nome della Rosa avranno un ruolo più o meno principale a seconda del personaggio assegnato: scopri tutti i dettagli.

Il Nome della Rosa cast completo

Abbiamo già visto grazie alle prime anticipazioni quali saranno i ruoli principali previsti nella miniserie. Centrale la figura di Guglielmo da Baskerville, il personaggio di John Turturro che si occuperà di fare le indagini in Abbazia in seguito al primo delitto. Giunto sul posto sotto incarico dell’Ordine francescano per altri motivi, il monaco sfrutterà il suo intuito e la sua abilità nei misteri per risolvere il dedalo di omicidi che presto interesseranno la struttura religiosa. Prima di giungere in abbazia, accetterà che Adso (Damian Hardung) lo segua come discepolo e futuro monaco benedettino. Il ragazzo rimarrà infatti affascinato da Guglielmo, ma la sua fede dovrà presto fare i conti con le debolezze della carne.

Il carisma di Guglielmo attirerà invece l’ira di Bernardo Gui (Rupert Everett), uno dei protagonisti del cast de Il Nome della Rosa. Un domenicano di origine francese realmente esistito nella storia. Severo e autoritario, il monaco ha sterminato i dolciniani grazie al ruolo di Inquisitore ricevuto dal Papa. Userà gli stessi strumenti per mettere in atto una strage prima dell’arrivo in abbazia e prenderà di mira Guglielmo per un segreto che cerca di nascondere agli altri ed a se stesso. Sicuro che i dolciniani siano responsabili dei delitti dei monaci, cercherà di opporsi alle indagini del monaco francescano.

I personaggi secondari

Nel cast de Il Nome della Rosa troveremo una rosa di attori nei panni di personaggi secondari alla trama, utili per la narrazione e per regalare un contesto ai volti in primo piano. Una posizione particolare viene assegnata ai monaci dell’abbazia, molti dei quali rimarranno vittima del misterioso assassino che si aggira nei labirinti della struttura. In una doppia traccia di passato e presente troveremo invece i dolciniani, sterminati in passato da Bernardo Gui e presenti in minoranza anche all’interno dell’abbazia. Non sarà solo la Chiesa al centro dell’arco narrativo: anche il potere dell’Imperatore avrà un suo posto particolare.

I monaci e la Chiesa

Guidati dall’Abate Abbone (Michael Emerson), i monaci si alterneranno fra aiutanti e possibili minacce per le indagini di Guglielmo. Il capo dell’abbazia è un uomo avido e ambiguo, che vorrebbe risolvere il misterioso caso dei delitti prima che la delegazione papale di Bernardo Gui riesca a raggiungere il posto. Al momento opportuno tuttavia deciderà di tirarsi indietro, timoroso del fatto che il monaco possa scoprire troppi segreti che devono rimanere nascosti.

I segreti sono fin troppo chiari invece anche a Jorge da Burgos (James Cosmo), diventato cieco diverso tempo prima e abile conoscitore di ogni posto dell’abbazia. Aiuta Abbone a gestire i monaci e la sua severità è rinomata, così come la sua lingua tagliente che spesso lo spinge a guardare i confratelli con crudeltà. L’arrivo di Adso farà leva invece sul lato bonario di Jorge, che diventerà per il ragazzo una sorta di mentore.

Ogni luogo principale dell’abbazia ha un suo capo e Malachia da Hildesheim (Richard Sammel) è uno di questi. Il suo benestare è essenziale perché si possa avere accesso alla biblioteca, di cui è estremamente geloso. Così come nutre un attaccamento morboso per il suo assistente Berengario ((Maurizio
Lombardi), da tempo suo amante. Quest’ultimo tuttavia verrà ucciso dall’assassino e Malachia cadrà nel totale sconforto. Emergerà inoltre che Adelmo da Otranto (Leonardo Pazzagli) aveva una relazione anche con il giovane assistente della biblioteca. Per questo inizialmente Guglielmo sospetterà che Berengario possa essere responsabile del delitto.

La comunità dell’abbazia, per quanto chiusa, ha costruito negli anni un equilibrio interno che si basa sui compiti assegnati ai singoli. Nicola da Morimondo (Fausto Maria Sciarappa) è infatti il fabbro dalla forza particolare ed abile vetraio. Alla morte di Berengario, il suo posto verrà assunto da Bencio da Uppsala (Benjamin Stender)), uno scandinavo con alle spalle studi di retorica e diventato trascrittore di testi.

Fra i traduttori troviamo invece Venanzio da Salvemec (Guglielmo Favilla), grande conoscitore di greco antico e di arabo, oltre che appassionato di Aristotele. Severino da Sant’Emmerano (Piotr Adamczyk) sarà fra le ultime vittime del misterioso assassino e la sua morte darà modo a Alinardo da Grottaferrata (Roberto Herlitzka) di esporre le sue teorie sull’Apocalisse imminente. Il più anziano dei monaci presenti nel cast de Il Nome della Rosa è affetto da demenza senile, ma grazie alla sua visione Guglielmo riuscirà ad avere un’intuizione molto importante.

I dolciniani

Un posto d’onore nella trama viene affidato ai dolciniani, frati eretici di origine francescana che si sono distaccati dalla corruzione della Chiesa. Anche se Umberto Eco nel suo romanzo ne parla diverse volte, le sole citazioni non sono così approfondite come succederà nella miniserie grazie ai personaggi inediti del cast de Il Nome della Rosa, dove verranno approfondita la spiritualità promossa da Dolcino (Alessio Boni). Una persona scomoda agli occhi del Papa, a causa dei suoi valori di eguaglianza e pari diritti. Anche se non nasconderà di accettare la violenza pur di assicurare alla società una libertà più profonda.

Al fianco di Dolcino troveremo familiari ed accoliti. Nel primo caso si tratta della moglie Margherita (Greta Scarano), che a discapito delle sue nobili origini ha deciso di intraprendere la strada più umile al fianco del consorte. Finirà però in pasto a Bernardo Gui, inviato come Inquisitore a sterminare i dolciniani. Dalla loro unione nascerà Anna (Greta Scarano), che riuscirà a salvarsi grazie ad un intervento provvidenziale. Una volta adulta, assisterà alla morte di marito e figlio e deciderà di chiudere il cerchio con Gui per vendicarsi dello sterminio della famiglia.

Da bambina, Anna verrà trovata e portata in salvo da Remigio da Varagine (Fabrizio Bentivoglio), che diversi anni più tardi troveremo in abbazia con il compito di gestire le celle. Il monaco approfitta del suo incarico di occuparsi della cucina anche per affogare i dispiaceri nel vino. Dopo aver ucciso al fianco di Dolcino ed aver amato in segreto Margherita, Remigio ha deciso di nascondersi in abbazia per sfuggire alla strage di Gui. Con il tempo però sembra aver perso ogni speranza per un mondo migliore, anche se l’arrivo dell’Inquisitore e di Anna lo riporteranno sulla strada dolciniana.

Condivide inoltre i suoi ideali con l’amico Salvatore (Stefano Fresi), che come lui ha cercato di far sparire le proprie tracce. Dalla mentalità infantile e amante della lingua volgare, ha l’incarico di produrre la carta utile per l’esistenza della biblioteca. Rimarrà però colpito dalla ragazza occitana (Antonia Fotaras) e se ne innamorerà perdutamente. Verrà tuttavia sorpreso da Gui e condannato a morte. Lo stesso destino che verrà riservato alla giovane e selvaggia ragazza del Sud della Francia. Sopravvissuta alla guerra, la nomade avrà inizialmente una relazione segreta con Adso e si ritroverà a diventare oggetto del desiderio di Salvatore.

I poteri forti: nobili e capi

Non solo la Chiesa del Papa, ma anche altri tipi di potere ruotano attorno alla trama. Simboli di una duplice visione di un’Italia in fermento, altri personaggi secondari si avvicendano all’esterno dell’abbazia. Fra questi il barone di Nuenberg (Sebastian Koch), il padre di Adso e generale dell’Imperatore. Seguendo le regole del futuro capo dello Stivale, il nobile ha delle idee opposte a quelle del Pontefice e cerca di convincere il figlio a seguire le sue orme. Rimarrà tuttavia deluso dalla sua scelta di fuggire di nascosto per prendere i voti e lo considererà alla fine un fallimento personale.

Papa Giovanni XXII (Tchéky Karyo) vede nell’Imperatore una grave minaccia, soprattutto perché non tollera di vedere la Chiesa perdere il potere temporale. Invierà Bernardo Gui come capo di una delegazione per assicurarsi che l’Ordine francescano segua i suoi precetti. Avido e dedito al lusso, il Pontefice non esiterà a dare ordine a Gui di usare la violenza per assicurarsi che i poteri della Chiesa non vengano minacciati. Paura che emergerà quando l’Imperatore Ludovico il Bavaro deciderà di deporlo con l’accusa di eresia e nominerà Pietro Randalducci come nuovo Papa con il nome di Niccolò V.

Fra gli oppositori del Pontefice troviamo anche Michele da Cesena (Corrado Invernizzi), Ministro Generale ed appartenente all’Ordine francescano. Il personaggio de Il Nome della Rosa è realmente esistito ed avrà un duro scontro con il Pontefice. Quest’ultimo infatti deciderà di sollevarlo dall’incarico, che gli verrà affidato di nuovo dai francescani. Subirà alla fine la scomunica del Papa come l’intero Ordine.