Il momento più atteso è sicuramente quello di Renato Zero a Domenica In. I sorcini sono già in agitazione da ieri da quando Mara Venier ha postato foto e video delle prove ma l’artista arriva in ritardo rispetto alla tabella di marcia. Mara Venier annuncia che Renato Zero è in ritardo di qualche ora e ha dovuto rivoluzionato l’intera scaletta ma il suo arrivo porta tanti sorrisi in studio per la gioia di chi da casa ha avuto modo di passare del tempo a vedere il “dietro le quinte” di un personaggio variopinto e introspettivo che ha fatto la storia della musica.

IL RAPPORTO CON IL PADRE E IL PRIMO CONTRATTO

Il primo argomento è proprio legato alla famiglia, che lui ha sempre avuto accanto, e suo padre: “Naturalmente io non amavo molto la Polizia in quel tempo, mi sottraeva mio padre, non avevo un dialogo pieno con lui, lo sottraeva alla mia necessità e quello mi feriva tantissimo e questo è un appello che voglio fare anche oggi. Tante volte mio padre arrestava le persone che poi venivano a casa per offrigli un caffè… ho reso giustizia ad un uomo che avrebbe potuto diventare un grande tenore, con le mie paillettes ho vendicato mio padre“.

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Renato Zero racconta del suo rapporto con il padre che spesso incontrava proprio in commissariato dove finiva spesso ma sicuramente il riscatto è arrivato quando lui è diventato quello che è e i suoi colleghi chiedevano il biglietto omaggio per vederlo. Il suo primo contratto lo firmò proprio suo padre perché all’epoca era minorenne, un contratto di 3 anni + 2: “Fare dei dischi era raggiungere una cifra, essere riconosciuti di più ma volevano un altro Gianni Morandi e io ho tirato fuori tutte le piume di struzzo che avevo, io non accettavo queste imposizioni“.

LA SOLITUDINE DEI NUMERI UNO

Il suo racconto va avanti e a tratti diventa introspettivo soprattutto quando parla del suo essere “solo” proprio per via della sua arte e della sua eccentricità. Proprio per via del suo modo di essere e fare arte ha dovuto fare tutto da solo “Io ero il mio segretario, il mio parrucchiere, il mio truccatore, il mio tutto”, solo facendo tutto con le sue mani era sicuro di avere un risultato senza sorprese “quella solitudine anche artistica, il fatto che io facessi tutto da solo, questa solitudine è di quei personaggi che hanno dovuto fare i conti con un isolamento forzato per via della loro originalità e temperamento“.

Renato Zero conferma poi il fatto di non essersi mai voluto sposare, nemmeno con la sua amata Lucy, compagna di vita e di arte, e di aver detto sì solo al suo pubblico. La sua infanzia però non è stata solo lo specchio di una famiglia numerosa e sempre presente ma anche di tutti quei bulli che gli davano fastidio: “Quando uscivo di casa mi facevo il segno della croce sperando di tornare tutto d’un pezzo” ma proprio quei bulli, affrontati con la forza delle parole, sono diventati i suoi primi sorcini. L’intervista si chiude con l’adozione del figlio e Vincenzo Incenzo “una creatura della musica” che oggi è qui proprio insieme a Renato Zero.

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