Omicidio a Foggia – Massacrata a mani nude e lasciata in agonia per due giorni. Questi i primi dati emersi dall’inchiesta condotta dalla Procura di Foggia per il delitto della 47enne Paola Roma. La donna, originaria di Ceglie Messapica, è stata ritrovata priva di vita lo scorso 2 novembre in uno stabile abbandonato della città. Secondo le indagini, il responsabile dell’omicidio è il compagno della donna, un marocchino di 33 anni. Youssef Bellali è stato accusato di omicidio preterintenzionale e arrestato.

Omicidio a Foggia: le indagini incastrano il compagno della vittima

La dinamica del delitto di Paola Roma si sarebbe svolta in seguito ad un litigio, forse per via del permesso di soggiorno. Youssef Bellali era infatti in attesa di documenti ed aveva chiesto l’aiuto della compagna per ottenere il regolare permesso. Gli inquirenti sospettano che la vittima possa essere rifiutata e che da quel dettaglio sarebbe nato il litigio, poi sfociato in un furioso pestaggio. Il corpo di Paola Roma è stato ritrovato due giorni dopo, il 2 novembre, grazie ad una segnalazione anonima. Subito l’interrogatorio a Yousseff Bellali, che aveva ricondotto l’omicidio ad una caduta accidentale dalle scale. I primi rilevamenti del medico legale sul corpo della vittima avevano però evidenziato fin dall’inizio una versione diversa rispetto a quella del 33enne.

LEGGI ANCHE  Omicidio Vincenzo Longo, assolto il pasticciere Simone Russo

Omicidio a Foggia: il depistaggio

Nelle settimane successive all’omicidio, sottolinea La Repubblica, l’autopsia ha messo in risalto numerosi lividi ed ecchimosi. Soprattutto nella zona del volto, tracce ritenute incompatibili con la versione fornita da Bellali. L’indagine successiva ha confermato i sospetti degli inquirenti riguardo al pestaggio subito da Paola Roma, anche grazie all’aiuto di un testimone oculare dell’omicidio. Secondo il testimone, la coppia era infatti solita litigare e la donna mostrava già evidenti lividi sul viso il giorno prima del ritrovamento del suo corpo. L’aveva vista infatti stesa con il volto gonfio, mentre il compagno cercava di lavarglielo. La versione del testimone è stata confermata inoltre da altri senzatetto, abitudinari frequentatori della zona.