Omicidio a Rimini – La super testimone incastra il killer di Makha Niang, il senegalese freddato nelle scorse ore mentre si trovava nei pressi della Passeggiata degli Artisti. Genard Llanaj si trova ora in custodia cautelare con l’accusa di omicidio volontario e con l’aggravante dei futili motivi. Il delitto di Rimini potrebbe essere collegato a motivi razziali.

Omicidio a Rimini, prove schiaccianti contro l’arrestato?

Finito in manette Genard Llanaj, il 28nenne spacciatore che fra il 17 ed il 18 aprile di quest’anno si sarebbe diretto a tutta velocità contro Makha Niang. In quel momento il senegalese si trovava nelle vicinanze di via Coletti per concordare una prestazione con una prostituta: il killer si sarebbe avvicinato a 21 km l’ora ed estratto la 357 Magnum con cui ha esploso due colpi. Non è escluso che l’omicidio di Rimini possa essere collegato ad un odio razziale, anche se il compagno di cella di Llanaj sembra aver smentito a priori. Sulle prime infatti il 28enne avrebbe confermato tutto all’altro detenuto, per poi smentire nelle ore successive.

Le autorità hanno rintracciato invece la super testimone grazie alle telecamere presenti sul posto. La Procura ha chiesto alla stampa di collaborare per dare un volto alla donna, riuscendo ad attirare la sua attenzione. In una fase iniziale la testimone ha scelto però di mentire per paura di subire delle conseguenze. In seguito ha confermato che l’autista del Suv si è dapprima fermato in prossimità della vittima, ha estratto la pistola ed infine ha premuto due volte il grilletto. Elementi avvalorati dai rilievi fatti dai RIS all’interno dell’auto di Llanaj, come ricorda Corriere Romagna. Sembra che quest’ultimo invece non si sia avvalso di alcun complice. In un primo momento Artmir Mehmetllanaj è finito al centro delle indagini per via di un contatto avvenuto con l’imputato la notte del delitto di Rimini.