La vita promessa non è una fiction. Fin dalle prime battute, l’atmosfera campestre e la fotografia di una Sicilia che fu ed è ancora oggi spingono il format ad ascendere al livello cinematografico. Ricky Tognazzi fa centro e mantiene una tacita promessa fatta al telespettatore: colpire, raccontare e stravolgere. La vita promessa non è un racconto. Non è un documentario e non vuole essere una cronistoria. Il regista rievoca ricordi sopiti in un popolo un tempo emigrato ed oggi rinchiuso nella gabbia dell’odio per chi aspira alla stessa vita promessa.

La vita promessa: sinossi in breve del primo episodio

Quando Rocco tenta il suicidio a causa di Spanò, il padre decide di affrontare il compaesano per ucciderlo. Viene però fucilato all’esterno dell’abitazione. Seconda tragedia per Carmela, donna siciliana ancorata ai valori della famiglia. Riesce a salvare il figlio dalla morte, ma è costretta a perdere il marito. Su consiglio del parroco locale, accetta l’idea di sposarsi per procura con un veneto che vive in America. Durante il viaggio è costretta a fermarsi a Napoli, dove la figlia Maria viene colpita dal colera. Ormai decisa a partire, Carmela lascia Mariuzza e affronta la traversata in mare di oltre un mese.

La vita promessa recensione: la Sicilia simbolo di speranza

Succedono tanti eventi nei primi venti minuti della prima puntata de La vita promessa, in onda su Rai 1 il 16 settembre. La vita di Carmela, interpretata da una sempre magistrale Luisa Ranieri, finisce in un vortice fatto di urla a pieni polmoni e drammi di cui non è ancora a conoscenza. Quel ritratto di famiglia che viene fatto nella chiesetta del paese, tutt’altro che tranquillo, viene spezzato più volte da chi non esita a mettere mano alla violenza ed agisce in nome di una vendetta trasversale.

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Carmela subisce la menomazione del figlio, che riuscirà a salvare in extremis. Pur condannandolo ad un’esistenza a metà, menomato a causa del tentato suicidio. La vendetta muove anche la mano di Salvatore, il marito della protagonista, che di lì a poco perirà sotto ai colpi dell’uomo che vorrebbe uccidere. E così Carmela si ritrova zoppa di una famiglia ormai a metà e rimane comunque forte, dignitosa nel suo dolore. Lo si scorge negli occhi pieni di lacrime che le impongono di guardare in faccia l’assassino del marito. Ed è sottolineato da quella smorfia piena di disprezzo con cui dimostra di non avere davvero più nulla da perdere.

La vendetta unisce i Carrizzo contro lo strapotere dei malvagi

La vendetta diventa un filo conduttore che unisce ancora una volta i Carrizzo. Michele raccoglie il testimone lasciato dal padre e che la madre non vuole raccogliere se non necessario. Ed è per impedire di vivere una nuova perdita che Carmela è costretta a piegarsi alla mentalità di quell’epoca ed accettare di partire alla volta dell’America, sposandosi per procura “con uno del Nord che si vuole maritare”. È in quel momento che nasce nella protagonista un forte desiderio di ripercorrere le stesse strade degli antenati dell’umanità cattolica. Forse distanti, ma l’Esodo è iniziato ben prima del moto di emigrazione di massa avvenuto in Italia dopo il 1880. Carmela diventa infine la Mosè siciliana che guida il suo popolo verso la Terra Promessa, allontanandosi da quel Faraone d’Egitto interpretato da Spanò. Il Mar Rosso diventa quindi la traversata che permetterà ai Carrizzo di raggiungere un territorio che ha un nome diverso, ma vive le stesse dinamiche di violenza e intrighi.

Che cosa non ha funzionato?

Duole dirlo. L’unica nota dolente è collegabile alla scelta di concedere a Vincenzo Spanò una parlata simil siciliana. Arrizzano i carni, diremmo senza esitare. La pelle di accappona di fronte ad un’imprecisione dialettale che smaschera le origini senesi di Francesco Arca. Superato in lunghezza anche da Emilio Fallarino, interprete di Rocco ed a cui tutto sommato viene destinata per ora una parte di contorno. Tutto ruota attorno ad una Luisa Ranieri che spinge verso l’applauso e che trascina con la sua Carmela il telespettatore verso un turbine di emozioni.

Conclusione: Ricky Tognazzi, le radici mai perdute dell’Italia di oggi

Ricky Tognazzi stupisce con la sua visione drammatica. Affida al pubblico persino il difficile compito di vergognarsi di fronte al benessere del mondo d’oggi. Lo stesso che permette un volo fino alle terre più remote in poche ore. Quel tipo di lusso che in realtà si chiama respirare, poter continuare a vivere. Lontani da malattie che hanno decimato antenati degli uomini e delle donne di oggi ed attorno a cui si innescano spesso polverosi dibattiti. La vita promessa di Tognazzi è un inchino all’italianità. Quel sentimento distante dall’orgoglio patriottico e che profuma di unità.