Il caso di Tommy Onofri, il piccolo Tommaso, diventerà tristemente noto per la sua dinamica. Il delitto ci riporta fino al 2 marzo del 2006, quando due sconosciuti entrano nella casa di famiglia del bambino e lo rapiscono. Siamo a Casalbaroncolo, un paesino della provincia di Parma: al momento del sequestro sono presenti il padre Paolo Onofri, la madre ed il fratello di otto anni, Sebastiano. La famiglia verrà legata e costretta ad assistere al rapimento del bambino, di appena 17 mesi. Tommy Onofri verrà ritrovato solo alcuni mesi più tardi, grazie alla confessione di Mario Alessi.

Il sequestro e l’omicidio di Tommy Onofri

La famiglia Onofri si trova a cena quando due criminali entrano nella loro villa di campagna e immobilizzano i presenti con del nastro adesivo. Solo Tommy viene portato altrove: l’intento è di chiedere in seguito un riscatto. Nei minuti successivi Paolo Onofri, il padre del bambino, riesce a lanciare l’allarme e rivela quanto sia preoccupante la situazione. Il piccolo soffre infatti di epilessia e per questo ha bisogno di continuare le sue cure. Sarà questo l’elemento su cui si baseranno i numerosi appelli di Paolo Onofri ai rapitori di Tommy.

Il caso scoppia subito grazie alla crudeltà e l’età della giovane vittima. I giornali iniziano a parlare del rapimento, l’Italia si inginocchia nella speranza che i sequestratori restituiscano il bambino alla sua famiglia. La Procura della Repubblica di Parma intanto indaga nella vita di Paolo Onofri nel tentativo di capire l’identità dei colpevoli e soprattutto verranno interrogati alcuni manovali che alcuni mesi prima si sono occupati della ristrutturazione della villa degli Onofri.

Il sospetto sul padre del bambino

Paolo Onofri tuttavia si sente accusato del rapimento del suo stesso figlio. Le autorità hanno infatti perlustrato un magazzino dell’imprenditore che si trova a Parma ed hanno ritrovato all’interno del suo pc delle immagini pedopornografiche e dei filmati. Grazie al patteggiamento verrà condannato a sei mesi di reclusione, pena confermata in Cassazione nel 2008. Continua intanto il lavoro senza sosta degli investigatori e delle squadre speciali. Si cerca soprattutto in zona Pontremoli grazie ad una pista che si rivelerà falsa, ottenuta grazie alle visioni di una sensitiva, Maria Rita Busi.

Individuati i rapitori di Tommy Onofri, il caso decolla

A fine marzo gli inquirenti sembrano ad un passo dalla svolta. Nel frattempo i rapitori non cercano di ottenere soldi dalla famiglia Onofri e questo particolare appare ancora più inquietante. Si continua a sorvegliare un gruppo di persone collegate al caso, grazie ad un’impronta digitale ritrovata sul nastro adesivo usato durante il rapimento di Tommy. Si risalirà in seguito a Mario Alessi, un pluripregiudicato e manovale che ha curato la ristrutturazione della villa dgli Onofri. Si indaga inoltre sulla famiglia stessa, soprattutto per la detenzione del compagno di Francesca Traina, l’ex moglie di Paolo. Il 1 aprile l’alibi fornito da Mario Alessi crolla e viene messo in stato di fermo con un altro pregiudicato, Salvatore Raimondi, a cui appartiene l’impronta digitale. In arresto anche la compagna del primo, Antonella Conserva.

La confessione e il ritrovamento del corpicino

Mario Alessi viene messo sotto torchio e costretto a rivelare dove si trovi il bambino. La speranza di trovarlo vivo è ancora presente e le autorità credono che si possa concludere il caso. La confessione di Alessi getterà tuttavia nel dolore l’intera famiglia Onofri: Tommy è morto venti minuti dopo il suo rapimento. Il bambino infatti non smetteva di piangere e per questo i suoi rapitori lo hanno ucciso, ancora prima di consegnarlo alla Conserva. Secondo il piano stabilito dai tre, la donna si sarebbe infatti dovuta occupare del piccolo durante la prigionia. Il corpo di Tommy Onofri verrà ritrovato presso il torre Enza, con contusioni e bruciato. Nelle udienze successive, Alessi e il complice attribuiranno all’altro il delitto.