Omicidio Mauro Guerra, una pagina ancora da chiarire di fronte ai giudici. Al centro delle accuse il Maresciallo Marco Pegoraro, che il prossimo 18 luglio 2018 dovrà affrontare la prossima udienza per eccesso colposo di legittima difesa. Chi l’ha visto ha scelto di trasmettere delle immagini forti nella sua puntata di ieri, che iniziano prima che la situazione potesse degenerare in tragedia. Mauro Guerra verrà colpito mentre si trova in un campo di grano, dopo essere fuggito al tentativo di TSO ed aver aggredito un Carabiniere.

Omicidio Mauro Guerra, la furia del 32enne di Sant’Urbano e gli spari

In apertura della sua puntata, Chi l’ha visto ha scelto di trasmettere per la prima volta le immagini shock di quanto accaduto a Mauro Guerra. Il giovane di 32 anni è stato ucciso nel luglio del 2015, mentre si trovava in un campo di mais. Morirà sotto i colpi del Maresciallo Marco Pegoraro, accorso sul posto per effettuare un TSO senza aver ancora ricevuto autorizzazione medica. Mauro preoccupa per il suo fisico statuario, 150 kg di peso e muscoli ben in vista. Le sue parole sono sconnesse, parla di infedeli e della volontà di fare una manifestazione contro i musulmani. Per questo i Carabinieri cercano di convincerlo a seguirli per sottoporlo ad una visita medica. Mauro però non ci sta e fugge fino a casa dopo aver scavalcato l’inferriata della Caserma.

Seguono lunghe trattative per convincere il giovane a seguire le forze dell’ordine. Mauro ha paura infatti che si ripeta una situazione già vissuta sette anni prima, quando i sanitari lo hanno riempito di farmaci. Rifiuta di incontrare il medico, poi sembra ritornare sui suoi passi e si mostra più accondiscendente. In un attimo di lucida follia forse, il 32enne parla anche della possibilità che qualcuno dei Carabinieri possa sparargli. “Chi è che ti vuole sparare Mauro?”, risponde uno dei Carabinieri presenti. Il clima tuttavia appare disteso, tanto che il ragazzo scherza sulla pancia di uno degli agenti.

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Qualche minuto dopo tuttavia tutto cambia. Nel cortile intanto si raduno altri Carabinieri e si uniscono anche i familiari di Guerra. Il ragazzo diventa sempre più agitato e il bilanciere che stringe fra le mani preoccupa ancora di più le forze dell’ordine. Si teme in particolare che possa aggredire uno dei presenti: le sue parole di sdegno colpiscono anche i genitori, forse accusandoli di aver richiesto il primo TSO. Dopo qualche minuto vissuto in casa, la situazione degenera ancora una volta. Nei suoi ultimi attimi di vita, Mauro Guerra fugge verso un campo nelle vicinanze e viene raggiunto da un Carabiniere che cerca di ammanettarlo. Qualcosa va storto e il ragazzo colpisce ripetutamente sulla testa dell’agente.

In quel preciso momento scatta la decisione del Maresciallo Marco Pegoraro di intervenire e fermare l’aggressore per difendere il collega. Prima alcuni spari in aria, poi un altro colpo: sarà quello che colpirà a morte il 32enne, che non riuscirà a raggiungere nemmeno l’ospedale più vicino. I commenti dei Carabinieri intanto sono di pura follia: “Hai fatto bene Marescià” è quello più blando, condito di tanti insulti diretti verso Mauro Guerra subito dopo l’intervento del Maresciallo. Pegoraro manterrà in seguito sempre la propria difesa: è dovuto intervenire per proteggere il collega.