Omicidio a Milano – Due anni dopo la morte del commerciante 69enne Maurizio Pozzi, la Procura ha deciso di aprire le indagini sulla figlia della vittima. Maurizio Pozzi è stato ritrovato in un lago di sangue dalla moglie e con il cranio fracassato. Inutile l’intervento dei soccorritori, che hanno trasportato d’urgenza la vittima al Niguarda di Milano. Omicidio irrisolto finora: il caso avrà una svolta?

Omicidio a Milano, chi ha ucciso l’imprenditore?

All’arrivo dei soccorritori, Maurizio Pozzi è apparso subito in condizioni gravissime. Tre ore dopo il suo trasporto al Niguarda, l’imprenditore è stato dichiarato morto per via delle gravi lesioni al cranio. Nel corso delle prime indagini si è pensato ad un incidente domestico, forse dovuto ad una caduta, ma in seguito le otto lesioni rilevate durante il ricovero della vittima hanno messo in luce un quadro del tutto diverso. L’evento risale al 5 febbraio del 2016 e sembra che la figlia della vittima, Simona Pozzi, fosse già fra i sospettati.

La 45enne lavorava nel negozio che la vittima aveva aperto in via Pellegrino Rossi a Milano, al fianco della madre. Il gip tuttavia ha rifiutato l’arresto di Simona Pozzi perché le prove raccolte contro la donna erano insufficienti. Una decisione impugnata nella fase successiva dal pm Cesare Giuzzi, come sottolinea Il Corriere della Sera. Il Tribunale del Riesame infine ha accolto la richiesta degli inquirenti, accettando che la 45enne venisse arrestata. Non è chiaro tuttavia per ora se la figlia della vittima abbia agito personalmente oppure se si sia affidata a terzi per commettere l’omicidio. Questi i dubbi della Squadra Mobile, collegati al rapporto difficile che la donna aveva con il padre Maurizio Pozzi. Sembra che al centro di tutto ci fossero delle questioni legate a droga e soldi, che potrebbero aver provocato la lite avvenuta pochi giorni prima dell’omicidio di Milano.

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