Caso Yara GambirasioMassimo Bossetti ritorna a far sentire la propria voce in merito alla vicenda processuale che lo ha visto condannare all’ergastolo per due gradi di giudizio. Il muratore di Mapello ha scritto una lunga lettera dal carcere in cui si trova rinchiuso, a suo dire innocente. Mostrata a Quarto Grado, la lettera di Massimo Bossetti ripercorre alcuni momenti drammatici della sua vita prima di lanciarsi in un appello diretto a coloro che ritiene i veri responsabili dell’omicidio di Yara Gambirasio.

Caso Yara Gambirasio, Massimo Bossetti verso la Cassazione

Dopo due gradi di giudizio in cui è stata confermata la condanna all’ergastolo, Massimo Bossetti può nutrire delle speranze solo per il verdetto della Cassazione. Il tribunale si esprimerà solo fra pochi mesi, a conclusione di un anno importante e drammatico per l’imputato. Lo scorso aprile infatti è morta la madre Ester Arzuffi, una donna dal temperamento forte che non ha mai nutrito dei dubbi sull’innocenza del figlio. Nella sua lettera Bossetti sottolinea quanto questa perdita abbia corroso ancora una volta il suo animo. Lei, l’unica a dargli quel coraggio necessario per riuscire a digerire la reclusione e che ha portato avanti la battaglia del muratore al suo posto.

Per la sua ultima puntata, Quarto Grado ha deciso di mostrare diversi stralci della lettera che Massimo Bossetti ha indirizzato all’avvocato Salvagni, il suo difensore. Ormai orfano dei genitori, il muratore può ancora contare sull’amore di figli e moglie. Nel suo scritto tuttavia non nega di aver sempre saputo che mamma Ester abbia mentito di fronte alla scienza, per via di quell’amore di madre che l’ha spinta a proteggere la sua reputazione e i suoi stessi figli.

“Prima di rispondere ad alcune domande, vorrei sinceramente esprimere un intenso pensiero a Yara, che è l’unica vera vittima di questa immane tragedia”.

Sottolinea così in apertura del suo scritto Bossetti, subito dopo aver fatto presente quanto sia soffrendo per quella che definisce un’ingiustizia quotidiana. Si ritiene una vittima del sistema soprattutto per via di quel test del DNA che è stato negato ai suoi difensori. Una ripetizione considerata inutile per i giudici che hanno valutato il suo ruolo nel delitto di Yara Gambirasio e che agli occhi di Bossetti risulta come una “ulteriore crudeltà”.

“Non passa un giorno che io non pensi a chi sia o chi siano, gli assassini di Yara”.

Continua così la lettera del principale indiziato per la morte di Yara Gambirasio, la ragazzina uccisa a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, e sul cui corpo è stato ritrovato il famoso DNA di Ignoto 1. Una traccia importante che in seguito l’accusa considererà la prova regina per incastrare Bossetti, identificato grazie ai dati incrociati e il materiale genetico raccolto nel corso delle indagini. Parole di grande dolore, che seguono una piccola riflessione su Marita. La moglie di Bossetti infatti non ha mai smesso di stargli accanto, riuscendo a tenere testa alle “ignobili cattiverie perpetrate e le bassezze riservate”. Nonostante la lodi per questo suo forte impegno, il muratore non nega la possibilità che voglia un giorno fare una scelta di vita diversa e decidere di guardare altrove.

“Però una sola cosa tenevo nel dire a loro; ‘Chiunque tu sia o voi siate, Vergognati o Vergognatevi nel profondo delle vostre anime, perché esseri come di quanto ne siete schifosamente composti, non meritate di vivere in questa società’!”.

Le ultime parole sono riservate invece ancora una volta a colui o coloro che avrebbero ucciso la piccola Yara e che sarebbero stati in silenzio per tutti questi anni. Sicuri di essere ormai in salvo proprio grazie all’arresto di Massimo Bossetti. Nella lettera, il dolore lascia il posto alla rabbia e ad un’accusa accesa verso chi ha contribuito a farlo finire dietro le sbarre pur sapendo che sia innocente. Puoi rivedere il video del servizio di Quarto Grado sulla lettera di Massimo Bossetti su Mediaset On Demand.

LEGGI ANCHE  Massimo Bossetti: L'ex compagno di cella "Senza super perizia farà una follia"