Il caso di Silvia Caramazza verrà sempre associato a quel freezer in cui è stato ritrovato il corpo della 39enne. Bellissima e di Bologna, figlia di un noto ginecologo, è stata descritta durante la sua presunta scomparsa come una persona affetta da una forte depressione. Parole lapidarie che assumeranno una luce diversa in seguito alla macabra scoperta ed all’arresto del compagno Giulio Caria. Siamo nel giugno del 2013 e Silvia Caramazza è da poco tornata a Bologna quando verrà inghiottita dal nulla e dal silenzio. A raccontare i suoi ultimi giorni è l’amica Claudia Rocchini, che la vittima era andata a fare visita per qualche giorno a Pavia.

Silvia Caramazza, massacrata e nascosta nel freezer: chi era la vittima?

Claudia Rocchini, fotoreporter e antica collaboratrice di Giordano Bruno Guerri de Il Giornale, inizierà a nutrire i primi sospetti sulla scomparsa di Silvia Caramazza subito dopo il suo ritorno in città. Le due amiche trascorrono infatti alcuni giorni insieme a Pavia, all’insegna dello shopping. Una pratica che amava fare spesso, tanto da partire anche all’improvviso per Parigi. L’ultimo sms certo della 39enne giungerà all’amica la sera stessa del suo rientro a Bologna. Certo perché nei giorni successivi la Rocchini riceverà altri contatti con la vittima, non sapendo – seppur sospettando – che a scrivere sia in realtà un’altra persona. Di quei giorni trascorsi insieme, la reporter ricorda con chiarezza la solarità dell’amica e anche l’intenzione di lasciare Giulio Caria. Si tratta del compagno con cui ha una relazione da qualche tempo e che verrà in seguito catturato e condannato a 30 anni in via definitiva per il suo omicidio.

Non ci sono dubbi sul fatto che Silvia avesse paura di Giulio Caria. La loro relazione non era serena ormai da tempo e temeva persino per la sua vita. Per questo ogni volta che incontrava l’amica, le parlava di come avrebbe voluto rivolgersi ad un avvocato “per mettersi al sicuro”. Lui la tormentava. Geloso, oppressivo e ossessivo. “La chiamava di continuo, qui da me, e le aveva fatto una scenata tremenda la sera prima che venisse qui per tre giorni”. Questa è la descrizione che la reporter fa di Caria, raccontando la sua incredulità e dolore al mentore del quotidiano.

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La stessa Silvia Caramazza scrive sul suo blog online da tempo di essere sicura di essere vittima di violenza psicologica. Alcune prove e certezze sono tangibili, come la rottura di un cellulare e cose simili, scrive. Ma è la stessa cosa quando si incute paura, si fanno minacce, si tiene sotto scacco qualcun altro. Nonostante il suo dolore interiore, forte e dovuto anche alla recente morte di entrambi i genitori, Silvia non ha mai smesso di sorridere. “Anche se dentro si sentiva da cani, ma così era stata educata”, dice l’amica.

Ed è in quel dolore dovuto alla perdita del padre e della madre che deve essere vista la sua depressione. Una patologia importante che non la costringerà solo ad assumere farmaci e sonniferi, ma anche ad acquistare 50 kg in più. Per questo i vicini di casa riferiranno agli inquirenti, in occasione della denuncia della sua scomparsa, che ultimamente non stava bene. Con la testa sempre per aria, dicono in molti. “Studi privati alle spalle e una vita agiata, turbata però dal male oscuro”, scrivono i giornali.

Silvia Caramazza verrà data per scomparsa diversi giorni dopo il suo ritorno a Bologna. Nei giorni successivi la Rocchini entrerà spesso in contatto con quella che crede essere l’amica, allarmata a causa di un post comparso sui suoi social. Improvvisamente infatti la 39enne annuncia il suo imminente matrimonio e la volontà di partire per una vacanza. Parole importanti che non possono passare inosservate agli occhi di chi conosceva bene la situazione che viveva con il compagno Giulio Caria. Nonostante i sospetti, dovuti anche all’uso incerto della grammatica – “Silvia era una maniaca della lingua italiana” – la reporter attribuirà i primi ed allarmanti sospetti ad una sua eccessiva preoccupazione. Forse in attesa di una telefonata nei giorni successivi, che in realtà non avverrà mai. Il corpo di Silvia Caramazza viene ritrovato il 27 giugno del 2013 nascosto in un freezer, avvolto da un sacco nero. Il cranio fracassato da sette colpi, dati con violenza e che non le hanno lasciato scampo.