Il Terzo Indizio anticipazioni del 20 maggio – Il programma condotto da Barbara De Rossi ritorna nella prima serata di Rete 4 questa domenica, per ripercorrere la morte di Anna Rosa Fontana. Una donna che secondo i familiari è stata uccisa due volte, dal suo aguzzino e dallo Stato. Anna Rosa Fontana infatti aveva alle spalle diversi tentati omicidi e per questo la sua tragedia poteva essere evitata.

Il Terzo Indizio anticipazioni del 20 maggio, Anna Rosa Fontana e Paolo Chieco

La morte di Anna Rosa Fontana inizia molti anni prima di quel tragico giorno del 2010. Almeno cinque anni prima, quando l’ex macellaio e convivente Paolo Chieco cerca di ammazzarla con 15 coltellate mentre la donna si trova sotto casa. Un tentato omicidio che viene schivato solo grazie al pronto intervento dei soccorsi, che riescono a salvarle la vita. Il destino di Anna Rosa tuttavia è già segnato ed a nulla serviranno le sue richieste di aiuto di fronte a delle autorità sorde alle sue innumerevoli denunce. Chieco infatti non si ferma ed alle tormenti ed alle ossessioni, lascia presto il posto a molestie e agguati.

Paolo Chieco riuscirà alla fine a realizzare il suo obbiettivo nel dicembre del 2010, quando ancora una volta si presenta sotto casa Fontana armato di coltello. Questa volta sono sei i colpi inferti sulla vittima, al fianco, alla schiena ed al collo. I familiari della donna non possono che urlare il loro dolore e non solo contro l’ex convivente di Anna Rosa, colpevole di aver eseguito materialmente il delitto. Anche contro una Giustizia piena di falle, che ha dimostrato di non ascoltare i molteplici appelli della vittima. Nessuno è riuscito a proteggere Anna Rosa Fontana dal suo aguzzino, soprattutto alla luce dei due anni di carcere a cui è stato condannato il killer in occasione del suo primo tentato omicidio. Come sottolineano le anticipazioni de Il Terzo Indizio, l’incubo della donna si trasformerà presto in realtà, trasformando il suo caso in una morte annunciata.

LEGGI ANCHE  Il Terzo Indizio anticipazioni del 5 giugno: il caso di Silvia Caramazza