LATINA Marco Marzocca in “Da giovidì a giovidì”
Palco Comico 2010: l'11 marzo, ore 21.15 al Teatro D'Annunzio
LATINA, 9 MARZO 2010 – Marco Marzocca al teatro D’Annunzio di Latina l’11 marzo (ore 21:15) con il suo «Da giovidì a giovidì». Lo spettacolo è inserito nella rassegna Palco Comico ideata dalla Ventidieci.
Infoline prevendite: www.ventidieci.it; This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it ; 0773.664946 ; 0773.414521.
«Da giovidì a giovidì»
La storia si svolge all’interno dello studio del produttore Stefano Toro (il bravissimo Stefano Sarcinelli), figlio del Notaio Raimondo. Il loro collaboratore domestico è lo “sconclusionatissimo” Ariel, che non mancherà di combinare disastri di ogni tipo. La storia si sviluppa raccontando una giornata di audizioni organizzata dal produttore Stefano Toro e comincia con un inedito Marco Marzocca nei panni di se stesso che, accompagnato dal suo “trucido” agente (Max Paiella), propone una sceneggiatura. Nello studio si susseguiranno ben dieci personaggi interpretati ora da Marco Marzocca, ora dall’eclettico Max Paiella, che daranno vita a continui colpi di scena, rivelando nel secondo atto il complesso rapporto tra padre Notaio e figlio. Si tratta di uno spettacolo che gioca continuamente sul rapporto tra teatro e cabaret insistendo sulla diversità specifica tra i due generi: la quarta parete, quel muro immaginario che divide l’attore teatrale dal suo pubblico e che invece il cabarettista “rompe” continuamente cercando un rapporto, una interazione, un contatto. Da «Giovidì a giovidì» è una commedia in due atti che non rinuncia al ritmo incredibile di battute alle quali ci ha abituato il cabaret per arrivare, attraverso tutti i personaggi di Marco Marzocca, da Ariel al Notaio, da Cassiodoro a Mamma Orsa, a un finale veramente sorprendente.
Gli altri appuntamenti in cartellone
Marco Travaglio è atteso il 30 marzo (ore 21:15 – teatro D’Annunzio) in «Promemoria», una chiacchierata teatrale sulla storia d'Italia degli ultimi 15 anni. Lo spettacolo si sviluppa in sette quadri, intervallati da musiche eseguite dal vivo e da documenti audio. Il punto di partenza è questo: «La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più niente. La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente».
Il 27 aprile arriva Giobbe Covatta con «Trenta» (teatro D’Annunzio – ore 21:15). Covatta si lascia ispirare alla Carta dei Diritti dell'Uomo per la sua ultima affabulazione. Trenta sono infatti gli articoli di cui si compone la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall'ONU il 10 dicembre 1948; trenta articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. Vi si proclama che nessuno può essere fatto schiavo o sottoposto a torture, che nessuno dovrà essere arbitrariamente arrestato, incarcerato o esiliato. Vi si sancisce anche che tutti hanno diritto ad avere una nazionalità, a contrarre matrimonio, a possedere dei beni, a prendere parte al governo del proprio paese, a lavorare, a ricevere un giusto compenso per il lavoro prestato, a godere del riposo, a fruire di tempo libero e a ricevere un'istruzione. In chiave ironica (ma non troppo), come nel suo stile, Giobbe prosegue la sua riflessione sui diritti fondamentali dell'uomo, raccontando con sarcasmo di chi questi diritti li ha solo sulla carta...
Gran finale, il 20 maggio (ore 21:15 – teatro D’Annunzio) con Biagio Izzo in «Un tè per tre». Tutto ruota intorno a tre donne e ad una serie di equivoci; tre bellezze rare con qualche differenza, con abitudini diverse, ma tutte con un unico comune denominatore: il tè. Un’anglosassone, una orientale e una indiana; se poi arriva l’araba la miscela diventa davvero esplosiva. Il tè delle cinque, un tè per tre donne. L’importante è che non s’incontrino mai.
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In arrivo
| Fri Sep 10 @08:00 - 05:00PM LATINA - Mostra fotografica di Luciano Tramannoni |
| Tue Sep 14 @08:00 - 05:00PM BELLEGRA - Sagra delle Tacchie con i funghi porcini |
Citazioni
"Era l'ora del proibito, del vietatissimo: era l'ora di OROSCOPONE... "
da "Fantozzi"
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