Simone: Ritrovato in un sacco il corpo di un giovane transgender | Chi l’ha visto

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Simone, trasngender morto a Napoli | Chi l'ha visto
Simone, trasngender morto a Napoli | Chi l'ha visto

Simone è morto da solo, così come forse ha vissuto la sua vita. Il corpo è stato ritrovato in un quartiere di Napoli, all’interno di un sacco della spazzatura. Un commerciante si è accorto per caso della presenza del cadavere, avvolto in una trapunta.

Simone è stato gettato come fosse spazzatura. Questo è il quadro che si evince riguardo alla morte del giovane transgender ftm, il cui corpo è stato ritrovato a Napoli. Un commerciante ha infatti scoperto il cadavere quasi per caso, dopo averlo scambiato per un normale sacco della spazzatura. Simone, con la E e non con la A come aveva capito nella sua vita, muore nello sgomento dei membri dell’Arcigay partenopea. Nello studio di Chi l’ha visto, il suo caso è stato trattato grazie all’intervento di Claudio Finelli. Di lui rimane solo il ricordo, di quel sorriso fragile ed allo stesso tempo leggero “di chi sa, per esperienza e preveggenza, la caducità delle fortune mortali“.

Simone, morto ragazzo transgender a Forcella | Chi l’ha visto

La morte di Simone risolleva di nuovo il problema del pregiudizio nei confronti dei trasgender. Da donna a uomo – come nel caso di Simo – o da uomo a donna. La sostanza non cambia e di fronte a queste singolarità, la popolazione italiana reagisce sempre con un misto di sgomento e indignazione. Tranne chi forse ha compreso che dietro quella che i più considerano una scelta, si nasconde in realtà un dolore. La sofferenza di chi ha provato sulla propria pelle un’esistenza diversa da quella della gente comune. Particolare, dolorosa, fatta spesso di scherni e di sguardi accigliati.

“Simone era un ragazzo pulito, dolce, incredibilmente buono, capace di organizzare i pensieri come fanno in pochi e viveva tristemente la precarietà del mondo, quella riservata ai sentimenti, al lavoro, ai progetti emotivi”

Lo descrive così Daniela Lourdes Falanga, la delegata alle politiche transessuali di Arcigay di Napoli. E specifica, non si trattava solo di “lavoro”. Fra lei e Simone c’era una vera amicizia.

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Nomade per vocazione, la scomparsa di Simone non ha destato il sospetto in chi lo conosceva. Anzi, si pensava che fosse dovuta alla sua esigenza di solitudine.

“Si definiva addirittura zingaro e lo era del tutto in quell’orgoglio, la cui consistenza riconosco, faccio mia persino nella militanza”

L’Arcigay intanto punta il dito verso l’invisibilità che ha accompagnato Simone sia nella vita che nella morte. Possibile che nessuno si sia davvero accorto del suo corpo? Oppure si è scelto di ignorare un sospetto che almeno a qualcuno deve essere per forza venuto? E com’è morto? Troppi interrogativi nella morte di Simone, mentre rimane un punto esclamativo collegato alla sua vita. Non chiamatelo Simona, almeno per rispetto chiamatelo Simone. Non era niente di diverso di tanti uomini che spesso rimangono inosservati e forse sì, lui aveva qualcosa di speciale. Quella fragilità imposta da una società che ancora preferisce chiudere gli occhi di fronte a tutto e tutti.

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