Stefano Binda: La super teste nel processo per Lidia Macchi (VIDEO)

Patrizia Bianchi ripercorre tutti i ricordi sull'imputato, dall'inizio della loro amicizia fino ai giorni successivi al delitto

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Patrizia Bianchi - Processo Stefano Binda
Patrizia Bianchi - Processo Stefano Binda

Stefano Binda continua ad essere il principale sospettato per l’omicidio di Lidia Macchi. Una vicenda processuale lunga, che prosegue con diversi colpi di scena. Fra presunte false testimonianze a favore e contro l’imputato, dove si trova la verità?

Stefano Binda ha ucciso oppure no Lidia Macchi? Questa è la domanda a cui dovranno rispondere i giudici, mentre accusa e difesa ribattono con prove alla mano. Ieri in aula è intervenuta Patrizia Bianchi, la donna che è considerata da molti la testimone chiave del processo per Lidia Macchi. Si tratta infatti della stessa telespettatrice che ha riconosciuto la calligrafia di Stefano Binda nella poesia “In morte di un’amica”, grazie ad alcuni scritti che lo stesso imputato le ha inviato in passato.

Patrizia Bianchi parla al processo a carico di Stefano Binda

Patrizia Bianchi ha parlato a lungo del suo rapporto con Stefano Binda in aula. Nella sua deposizione sottolinea quanto fosse affascinata dall’appagamento della loro amicizia e che all’epoca non considerava sconveniente la frequentazione dell’imputato con altre donne. Il rapporto fra la Bianchi e Stefano Binda inizia durante gli anni di Liceo. La testimone era infatti compagna di classe di Giuseppe Sotgiu, oggi sacerdote ed amico dell’imputato. La bianchi e Binda si vedevano durante l’intervallo e la loro conoscenza li ha portati poi verso vacanze e gite insieme. La donna era affascinata dalla cultura di Stefano Binda e per la sua passione per Pavese, oltre che per la letteratura in generale.

“Aveva una cultura impressionante, aveva un modo di raccontare che mi catturava”

Stefano Binda: “Sono un misogino”

Fra loro tuttavia esisteva solo amicizia. In un particolare episodio, Stefano Binda avrebbe confessato a Patrizia Bianchi di essere un misogino. La deposizione della donna è continuata fino al giorno del delitto, quel 7 gennaio di diversi anni fa. In quel momento avrebbe chiamato l’imputato per avvertirlo e si sarebbe lasciata sfuggire che l’arma del delitto non era ancora stata ritrovata. Binda le avrebbe quindi rivolto diverse domande, con un tono che “non aveva mai usato con me in precedenza“. Come sottolinea Il Giorno, l’amico l’ha invitata a tranquillizzarsi.

Patrizia Bianchi - Processo Stefano Binda

Il funerale di Lidia Macchi e le parole di Stefano Binda

Il giorno successivo alla morte di Lidia Macchi, Stefano Binda sarebbe passato a prendere Patrizia Bianchi. Quest’ultima avrebbe notato nella sua auto la presenza di un sacchetto di pane e ricorda che l’imputato le ha riferito di voler consegnare una lettera ai genitori di Lidia. La donna ricorda inoltre che durante il funerale dell’amica, don Sotgiu avrebbe lasciato intendere di conoscere il responsabile del suo omicidio.

“E adesso l’assassino di Lidia deve fare del bene per tutta la vita”

In quei giorni, Stefano Binda avrebbe inoltre sottolineato alla Bianchi “Tu non sai che cosa sono stato capace di fare“. Qui il video ufficiale di Quarto Grado sulla deposizione in aula di Patrizia Bianchi.

La personalità controversa di Stefano Binda

Secondo Meluzzi, ospite di Quarto Grado, non ci sarebbero dubbi sulla personalità di Stefano Binda.

“Si rifugia, se colpevole, in Pavese, altro grande campione di misoginia, per dare una dimensione metafisica di uno che temeva le donne e che le desiderava talmente tanto da ucciderle”

I nuovi accertamenti sul corpo di Lidia Macchi sono stati accordati dai giudici. Rimane l’unica speranza quindi di individuare l’assassino grazie alle tracce tangibili. Gli approfondimenti sugli altri casi di Quarto Grado, puntata 7 luglio.