Massimo Bossetti: Nervoso in appello, il Presidente lo zittisce

Prima udienza d'appello per il principale indiziato per la morte di Yara Gambirasio. Quarto Grado approfondisce il caso

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Massimo Bossetti, processo Yara Gambirasio | Quarto Grado 9 giugno 2017
Massimo Bossetti, processo Yara Gambirasio | Quarto Grado 9 giugno 2017

Massimo Bossetti ha affrontato la prima udienza d’appello nella mattinata di ieri. Per la prima volta, il muratore di Mapello non appare più sereno ed è sbottato in aula. Il caso a Quarto Grado.

Massimo Bossetti è cambiato in questi mesi di carcere. Lo evidenzia il comportamento tenuto di fronte ai giudici, in cui non ha retto il peso di alcune ipotesi dell’accusa. Il principale indiziato per l’omicidio di Yara Gambirasio è stato redarguito dal presidente della commissione, che gli ha intimato di non ripetere determinate parole. Presenti in quelle ore anche Ester Arzuffi e Laura Bossetti, la madre e la sorella di Massimo Bossetti. Anche Marita Comi non ha voluto lasciare il marito in questa nuova esposione giudiziaria. Allo stesso tempo, non ha voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa. Assenti invece i genitori di Yara Gambirasio, una scelta che hanno effettuato fin dal primo processo.

Massimo Bossetti, omicidio Yara Gambirasio | Le immagini satellitari

Massimo Bossetti è innocente o colpevole? Su questo punto continuano a dibattersi difesa ed accusa, mentre spuntano nuovi indizi. La difesa ha infatti depositato alcune immagini satellitari del campo in cui è stato ritrovato il corpo di Yara, dimostrando che non può essere rimasto in situ per tre mesi. Un particolare strano, se visto alla luce delle affermazioni delle autorità: fino a ieri mattina infatti la tesi assunta era che suddette foto non esistevano. A Quarto Grado, l’inviato presente a Brescia ha inoltre sottolineato come durante la pausa pranzo, le forze dell’Ordine siano riuscite a trovare anche altre immagini satellitari. Un dato che fa sorgere diversi dubbi. >> Ti potrebbe interessare anche le prove della difesa di Massimo Bossetti nella prima udienza.

Giuseppe Guerinoni - Massimo Bossetti
Giuseppe Guerinoni – Massimo Bossetti

Massimo Bossetti, omicidio Yara Gambirasio | L’atteggiamento in aula

Secondo il pm lo scenario che ha portato all’omicidio di Yara Gambirasio, è iniziato poco dopo l’uscita della ragazzina dalla palestra. Si ipotizza che possa aver rallentato il suo rientro a casa per via della caduta del cellulare. Yara avrebbe quindi raccolto la SIM ed in quel momento sarebbe sopraggiunto Massimo Bossetti con il suo furgone. Una ricostruzione che ha provocato l’immediata reazione del muratore di Mapello, che ha ribadito la propria posizione.

“Basta, non è la maniera di venire qui a dire idiozie”

Un’uscita che ha spinto il Presidente d’Appello a mettere a tacere l’imputato. In studio si dibatte su ogni punto in mano alla difesa ed all’accusa. Viene mostrato anche il video con la registrazione audio dell’interrogatorio a Massimo Bossetti.

Massimo Bossetti, omicidio Yara Gambirasio | Gli esperti della difesa

La difesa ha chiamato in causa anche l’esperto Pete Gill, considerato il padre della genetica forense. A suo tempo, Quarto Grado lo aveva intervistato e Gill aveva evidenziato come sarebbe stata necessaria una seconda verifica del DNA. La prova regina in mano all’accusa e che secondo la difesa avrebbe invece prodotto dei risultati falsati. Si è discusso in particolare sul quantitativo di materiale genetico rilevato sul corpo di Yara Gambirasio. “Abbondante” e resistente alle intemperie: smentisce o convalida l’accusa? Quarto Grado sottolinea come sulla manica della maglietta della ragazzina sia stato ritrovato anche il DNA della professoressa. L’ultima a vedere Yara Gambirasio ancora viva, oltre il suo arrivo.

Massimo Bossetti, omicidio Yara Gambirasio | Il corpo della vittima

Qualcuno ha spostato il corpo della giovane vittima in un secondo momento? Secondo la difesa sì e questo scagionerebbe in automatico Massimo Bossetti. Una tesi che non convince l’accusa, che invece ha ribadito la presenza del muratore sulla scena del crimine. Il suo telefonino sarebbe infatti stato agganciato dalle cellule vicine al campo di Chignolo. E questo fornisce la certezza all’accusa della colpevolezza di Massimo Bossetti.